Il costo dei libri scolastici cresce ogni anno. Secondo gli ultimi dati di Federconsumatori le famiglie dovranno sostenere una spesa di circa 1.250 euro per un neo studente delle medie e circa 1.500 euro per un alunno che entra nel ciclo delle superiori.

La scuola pubblica dell’obbligo è gratuita per Costituzione.
Lo Stato garantisce il funzionamento, la manutenzione degli edifici, le attrezzature e gli stipendi di docenti e personale.
Sono a carico delle famiglie la cancelleria e l’oggettistica personale, il trasporto, le gite e la mensa.
I libri scolastici per il ciclo delle elementari sono forniti gratuitamente dal Comune di residenza, attraverso le cedole librarie.
Passando al ciclo di istruzione successivo, dalle medie in poi, la scuola che sceglie i libri scolastici e la famiglia li acquista.
Parliamo di un mercato di circa 800 milioni di euro che pesano sui bilanci domestici.
Come sono scelti i libri
Il meccanismo è semplice e lineare.
Entro primavera il collegio docenti delibera le adozioni dei libri scolastici e informa le famiglie che provvedono all’acquisto a settembre.
Un contributo statale alle spese esiste anche se molto ristretto e limitato nella platea dei fruitori.
Il Ministero dell’istruzione per a.s. 2026/2027 ha stanziato circa 139 milioni di euro ma li ha destinati esclusivamente alle famiglie meno abbienti con Isee inferiore a 15.493,71 euro, lasciando fuori il ceto medio.
Perchè i libri scolastici costano tanto, forse troppo.

Da un lato abbiamo alcune voci di costo che oggettivamente hanno avuto un incremento rilevante che si riflette sul prezzo finale dei libri scolastici.
La materia prima dei libri di testo è ovviamente la carta.
La quotazione della carta da macero ha raggiunto il costo di 90 euro a tonnellata, con un +52% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Ma tutto ciò non basta a giustificare i rincari.
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ci dice che il 35 per cento delle adozioni di nuovi libri alle superiori e alle medie cambia già al primo anno del nuovo ciclo scolastico.
In sostanza un libro su tre cambia di anno in anno per ogni capociclo.
Tutto ciò rende difficile e complesso, se non impossibile, lo scambio di libri tra fratelli; lo stesso accade per l’acquisto di un testo recentissimo ma usato.
Questo continuo cambiare (che spesso di concretizza in uno spostamento di capitoli, aggiunta di un paio di pagine e poco altro) penalizza le famiglie imponendogli i costi di acquisto dell’ultima versione del testo.
Considerati i costi significativi tale imposizione diventa amplificatore di divari economici e sociali, perché nella stessa classe possono convivere studenti di famiglie con redditi molto diversi.
È anche così che la scuola smette di funzionare come ascensore sociale!
I libri scolastici devo essere per forza cartacei?
A scrivere i libri dei sogni nelle leggi il nostro legislatore è una vera e propria eccellenza (al di là della colorazione politica della maggioranza del momento)!
Nel lontano ormai 2009, la legge 133, all’articolo 15 comma 1 recita:”A partire dall’a.s. 2008/09, nel rispetto della normativa vigente e fatta salva l’autonomia didattica nell’adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado, tenuto conto dell’organizzazione didattica esistente, i competenti organi individuano preferibilmente i libri di testo disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet. Gli studenti accedono ai testi disponibili tramite internet, gratuitamente o dietro pagamento a seconda dei casi previsti dalla normativa vigente”.
Ovviamente trattasi di un norma rimasta lettera morta.
La scuola e l’informatica si frequentano ancora poco.

L’infrastruttura tecnologica è ancora un punto debole per il nosotro Paese in genrale, e per la scuola italiana in particolare.
L’opzione digitale richiede una progettualità ampia, che coinvolga infrastrutture e realtà scolastiche.
I dati di Openpolis raccontano che la presenza di almeno un’aula di informatica è dichiarata solo per il 35,7% degli edifici scolastici, nel 35,4% il dato non è disponibile, e nel restante 28,9% un’aula informatica non c’è affatto.
Il dato è critico a livello nazionale, con punte ancor più gravi nei territori storicamente svantaggiati, come quelli del centrosud.
È ovvio che sino a che non ci sarà un digitalizzazione compiuta e diffusa, ogni intervento non adeguatamente strutturato comporterebbe il rischio di allargare la forbice tra chi ha adeguati strumenti e connessione a casa e chi no.
Rimodulare l’obiettivo
La soluzione più adeguata deve essere trovata in rapporto al contesto e alle risorse disponibili.
L’obiettivo vero non deve essere necessariamente quello di abolire i libri cartacei.
L’obiettivo deve essere il superamento della stortura oggi presente nel sistema scolastico secondo cui ogni famiglia debba ricomprare i libri di testo ogni anno.
Possibili soluzioni alternative al sistema cartaceo e al sistema digitale
Le alternative potrebbero essere più di una. Vediamo alcune operanti in Europa.
In Francia
Il sistema francese, per le scuole medie, funziona un po’ come una biblioteca.
Si tratta di un comodato gratuito: lo Stato paga i manuali e li presta agli studenti che poi a fine anno devono restituirli.
In questo modo il manuale passa di anno in anno da studente a studente.
Tutto finché non c’è un cambio strutturale di curriculum o un danno significativo al libro.
Il sistema dura ormai dal 1985.
In Estonia
Parliamo di una soluzione digitale pubblica e gratuita.
Il progetto ha inizio nel 2012 quando il Paese lancia il programma ProgeTiger per rafforzare l’alfabetizzazione digitale di docenti e studenti, per poi varare nel 2016 la biblioteca online e-Koolikott, con l’intera gamma di risorse per la scuola primaria e secondaria in forma digitale.
L’obbligo dei libri di testo resta, ma dal 2015 la legge estone pretende che tutti i nuovi libri di testo siano resi disponibili anche in formato digitale.
Attenzione al boomerang…
Come abbiamo visto le soluzioni possibili sono molte e occorre muoversi con molta cautela valutando con attenzione sempre i pro e i contro.
Il processo di digitalizzazione ha certamente molti pro in termini di agilità nell’adeguarsi alle evoluzioni del tempo.
Dobbiamo però non dimenticarci mai il valore del cartaceo e della necessità di mantenere e sostenere l’uso della scrittura a mano.
A tal proposito potete rileggere cosa dicevamo in questo articolo “scrivere a mano ha ancora un senso ed è utile?”
Ne sa qualcosa la Svezia dove una serie di eventi (la pandemia, l’aumento di studenti non madrelingua svedesi, l’impreparazione degli insegnanti) hanno contribuito a far raddoppiare in vent’anni (dal 2002 al 2022) il numero di studenti senza competenze minime di lettura del testo.
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