Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 è tornata l’ora solare. Una domanica più lunga di un’ora ma farà buio prima.
L’ora legale tornerà il 26 marzo 2027, nel week end di Pasqua.
Perché l’ora è cambiata il 25 ottobre
La data cambia, ma il week end no. Il ritorno all’ora solare è fissato sempre per l’ultima domenica di ottobre, che quest’anno cade il 25, un giorno prima rispetto al 2025.
L’ora legale era entrata in vigore a fine marzo e, dopo sette mesi di orario estivo, l’ora solare si riappropria dei nostri orologi.
Smartphone, tablet e computer hanno aggiornato i loro orari in maniera automatica, mentre gli orologi analogici devono essere regolati manualmente.
Le origini del cambio dell’ora

Il primo a riflettere sulla possibilità di cambiare l’orario naturale fu Benjamin Franklin, l’inventore del parafulmine.
In realtà Franklin non aveva in mente di spostare le lancette.
Voleva “solo” che la popolazione si svegliasse prima così da risparmiare sulla spesa delle candele.
L’idea, ritenuta folle nel 1784, attecchì circa un secolo dopo e divenne realtà durante la Prima guerra mondiale.
Il Regno Unito fu il primo ad adottare nel 1916 il “British summer time”, spostando le lancette un’ora in avanti durante l’estate.
Le difficoltà economiche ed energetiche connesse al conflitto indussero diversi altri Paesi a seguire l’esempio britannico. In Italia è adotatta in modo stabile dal 1966.
Dal 1996 tutti i Paesi dell’Unione europea, più la Svizzera e i paesi dell’est Europa, adottano lo stesso calendario dell’ora solare e legale.
E se tenessimo solo o l’ora solare o l’ora legale?
La Commissione Attività produttive della Camera ha approvato all’unanimità le conclusioni di un’indagine conoscitiva sull’impatto che avrebbe la decisione di rendere permanente l’ora legale.
Nel documento la Commissione ha scritto che quasi tutti i soggetti consultati per l’indagine (scienziati, medici, commercianti, imprenditori) concordano sull’idea di abolire il doppio cambio dell’ora.
Non c’è invece accordo su quale debba essere l’ora da adottare, quella legale o quella solare?
I due movimenti d’idea si contrappongono ma non c’è ancora un motivazione tanto forte da far prevalere una delle due opzioni. E ciò blocca l’accordo di tutti sul fatto che sia ora di smettere di cambiare l’ora due volte l’anno.
Le istituzioni europee non hanno il potere di imporre a tutti i Paesi membri un sistema orario unico.
La Commissione, dal 2001, pubblica il calendario con le date di inizio e fine del periodo dell’ora legale per i cinque anni successivi.
Sul fronte politico, la questione resta aperta. In Italia l’indagine sull’abolizione dell’alternanza tra ora solare e ora legale avrebbe dovuto chiudersi il 30 giugno 2026, ma risulta ancora in corso sul sito della Camera dei Deputati.
Le ragioni dell’ora legale
I sostenitori dell’ora legale ritengono che spostando le lancette un’ora avanti è possibile risparmiare, perché le ore di luce si sovrappongono meglio con le ore di veglia, lavoro e svago. È in fondo sempre l’idea del 1784 di Franklin.

Già Franklin… ma era il finire del 1700.
Il principale limite della tesi a sostegno di tale risparmio è che parte da un assunto antico, quello delle candele o delle lampadine che consumavano di più e duravano meno respetto ad oggi (parliamo di lampadine, ovviamente, lasciando le candele alle cenette romantiche!).
Per correttezza occorre dire che il risparmio con l’ora legale ci sarebbe ancora, ma sarebbe marginale.
Secondo i dati diffusi da Terna, la società pubblica che gestisce la rete elettrica nazionale, l’applicazione dell’ora legale nel 2025 ha permesso di risparmiare oltre 90 milioni di euro e 310 milioni di kWh di energia elettrica.
In termini assoluti non è poco. Tale valore corrisponde al fabbisogno medio annuo di circa 120 mila famiglie.
In termini relativi rappresenta solo lo 0,1 per cento del fabbisogno elettrico nazionale annuo, una spesa su cui l’illuminazione artificiale pesa sempre di meno e la climatizzazione sempre di più.
Le ragioni dell’ora solare e/o del non cambio dell’ora
È certo che abolire il duplice cambio dell’ora annuale eliminerebbe alcuni effetti negativi sulla salute pubblica provocati nella fase di passaggio periodico da un’ora all’altra.
TRa i due passaggi, pare che quello di marzo impatti maggiormente sulla popolazione.
Una revisione di 157 studi sull’impatto del cambio dell’ora in 36 Paesi recentememte pubblicata ha evidenziato un aumento medio di circa il 4 per cento del rischio di infarto e di incidenti stradali mortali nella prima settimana dopo il cambio dell’ora a marzo (passaggio da ora solare all’ora legale).

Lo sfasamento tra gli orari sociali e la luce diurna, secondo le principali società di medicina del sonno, avrebbe effetti negativi piuttosto marcati sul normale ritmo circadiano delle persone, il ciclo sonno-veglia che regola la produzione di alcuni ormoni nell’arco di circa 24 ore.
È un fenomeno studiato e noto come “jet lag sociale cronico”, particolarmente dannoso per adolescenti e lavoratori mattutini, associato a stanchezza e problemi di concentrazione, del metabolismo e della salute generale a lungo termine.
In questa logica l’ora solare permanente è ritenuta dagli esperti di medicina del sonno un’ipotesi teoricamente più prudente e vantaggiosa.
La Commissione Attività produttive propone anche una possibilità alternativa di mediazione: adottare in via sperimentale l’ora legale permanente introducendo, durante l’inverno, misure aggiuntive come una flessibilità negli orari scolastici e negli uffici pubblici e il potenziamento dell’illuminazione pubblica.
Cosa ne pensano le categorie del mondo del lavoro e l’Unione Europea
L’adozione permanente dell’ora legale è un’ipotesi storicamente ben accolta soprattutto dalle associazioni del commercio, del turismo e dei consumatori, perché permetterebbe, tra ottobre e marzo, di sfruttare più a lungo la luce del tardo pomeriggio, stimolando i consumi e il turismo anche durante la bassa stagione.
Alcuen categorie però la pensano diversamente. Ad esempio il mondo degli sport invernali. Le stazioni sciistiche, infatti, pensano che un’alba dopo le 8:30 comporterebbe un’apertura dilatata degli impianti e delle piste riducendo l’offerta sciistica della mattina, che è la fascia oraria più richiesta perché la neve è migliore e minore è l’affollamento.
Nel 2018 la Commissione europea ha seguito di un sondaggio secondo cui l’84 per cento dei 4,6 milioni di cittadini europei intervistati era favorevole all’abolizione.
E dopo un anno il Parlamento europeo aveva approvato l’abolizione, rinviandone l’entrata in vigore al 2021. Poi il nulla di fatto un po’ per la pandemia e un po’ perché nel Consiglio dell’Unione europea non era emersa una posizione comune tra i rappresentanti di tutti i governi.
La proposta del 2018 prevedeva di abolire il cambio dell’ora e lasciare a ciascuno Stato la scelta di mantenere permanentemente l’ora solare oppure quella legale. Ogni Stato avrebbe dovuto notificare alla Commissione la modifica del proprio orario con almeno sei mesi di anticipo, per consentire il coordinamento con gli altri Stati ed evitare complicazioni nei trasporti, negli scambi e nelle attività transfrontaliere.
Curiosità legate all’uso dell’ora legale
Il cambio dell’ora può provocare curiosi fatti se accadono proprio mentre avviene lo spostamento delle lancette.
Il caso è un parto gemellare avvenuto nel 2008 in North Carolina (Stati Uniti). Era la notte del passaggio all’ora solare.
In gemello più anziano, Peter, nacque alle 1:32 di notte; il gemello, Henry, alle 2:25.
Essendo però nel frattempo cambiata l’ora, Henry fu registrato come nato alle 1:25.
In sostanza, sulla base dei certificati di nascita, Henry, nato per secondo, risulta anagraficamente più vecchio di Peter, nato per primo, di sette minuti.
Questo episodio può far sorridere. Ce ne so altri ben più seri connessi al cambio dell’ora.
Nel 1999 il cambio dell’ora, il passaggio all’ora solare, sventò un attacco terroristico.
Due autobombe avrebbero dovuto colpire dei bus di linea nelle città israeliane di Haifa e Tiberiade.
In quel week end accadde che in Israele era tornato all’ora solare, mentre la Cisgiordania seguiva ancora quella legale.
L’errore fu nella sincronizzazione del timer delle bombe: impostato sull’ora della Cisgiordania (18.30), gli ordigni esplosero in Israele quando ancora i terroristi li stavano trasportando (17.30 in Israele), uccidendoli sul colpo.
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