Quando si parla di asili spesso ci si sofferma solo sugli aspetti meno positivi: le lunghe liste d’attesa, la loro mancanza sul territorio che incide sull’organizzazione familiare, i costi e gli orari del servizio offerto.
Sicuramente le politiche a sostegno della famiglia, specie ora che è venuta meno la rete dell’assistenza familiare dei tempi passati, sono un problema cui la politica nazionale e le amministrazioni locali faticano a dare una risposta.
Sono tematiche importanti ma con un ritorno d’immagine e di visibilità, per loro, infinitamente inferiore al riempirsi la bocca, ad esempio, per un ponte fantasioso o una sagra del fagiolo!
Per questo spesso accade che realtà pubbliche, pur valide, siano svilite in seguito ad esternalizzazione a soggetti terzi che, non sempre, sono in grado di garantire standard educativi significativi e soprattutto utili ai bambini per loro sviluppo.
In un passato neanche tanto lontano la necessità di asili era meno sentita anche grazie al fatto che la nostra struttura sociale era permeata da una rete di comune e reciproca assistenza per cui c’era sempre un familiare o un vicino che poteva, per così dire, “dare un occhio” al pargoletto in assenza dei genitori,
Ora le famiglie sono prevalentemente mononucleari e scisse dalla vicinanza con la maggior parte della parentela.
I nonni sono i veri eroi di questo tempo e si assumono l’onere di spostamenti continui a sostegno dei nipoti in sostituzione dei genitori, con tabelle di marcia strettissime tra un impegno di sport, uno di musica, il catechismo e una delle innumerevoli attività extra curriculari dei piccoli.
Kate Middleton studia il Reggio Emilia Approach
La futura regina d’Inghilterra ha voluto conoscere da vicino il Reggio Emilia Approach, un sistema educativo all’avanguardia creato da Loris Malaguzzi che da decenni caratterizza asili nido e scuole dell’infanzia di Reggio Emilia.
Un “metodo” che si è meritoriamente diffuso anche in altre città italiane ed è presente oggi in tutto il mondo.
Partiamo dalla fine, ovvero da ciò che la Principessa ha detto al termine della visita alla scuola dell’infanzia Salvador Allende: “Avrei voluto che la mia scuola fosse stata come questa e vorrei che tutte le scuole del mondo fossero come questa“. Chapeau!
E parliamo di scuole pubbliche, un dettaglio questo che stupisce i media britannici avvezzi alla logica privatistica e all’educazione di livello solo negli esclusivi college ed enti privati.
Parliamo di una realtà in cui il pane quotidiano è il lavoro sulle relazioni; l’accoglienza è un esercizio che consiste nell’affinare ogni giorno cuore e mente per prepararsi all’incontro con l’altro.
Il bambino è il cittadino dell’oggi, portatore di diritti, intelligenza e bellezza, ha il diritto essere ascoltato da parte di un adulto che sappia fidarsi del suo sguardo curioso e intuitivo.
E’ fondamentale valorizzare il suo essere uguale (un bambino) agli altri ma allo stesso tempo, e soppratutto, diverso da tutti gli altri (ci relazioniamo con quel bambino e con tutto il suo mondo). Non c’è altro bambino uguale,tutti sono diversi, meravigliosamente diversi, per fortuna!
Ogni bambino deve poter compiere avventure e prove di libertà quotidiana e ogni sua domanda e curiosità deve essere legittima.
Come è costruita la giornata dei bambini
Tutto ha inizio con il momento dell’ingresso, quando il bambino arriva a scuola. Deve essere un momento di aspettativa, di gioia, di attesa, non di tristezza come spesso accade.
L’idea è che il bambino giunga all’asilo con un pensiero teso al bello e alla vitalità, in un contesto pieno di tracce lasciate dal giorno prima: una costruzione da ultimare, un disegno o una creta da finire, un gioco lasciato in sospeso e da finire con i propri compagni.
L’dea è quella di favorire l’attesa del rientro, un’azione positiva sul pensiero dei piccoli.
Ogni mattino i bambini si riuniscono in cerchio in una sorta di assemblea e sperimentano le prime forme di confronto e convivenza democratica attraverso il dialogo, l’ascolto reciproco e la condivisione degli argomenti più svariati. Insieme decidono cosa fare in quella giornata.
I
bambini, poi, pranzano unendo i gusti della tradizione emiliana con esperienze sensoriali legate al cibo, ai sapori e al piacere di fare dell’esperienza alimentare occasione di conoscenza e relazione.
Poi si riprendono le attività sino a sera, lasciando volutamente qualcosa indietro perchè possa essere finito il giorno dopo.
La futura regina ha sperimentato l’atelier della creta dove ha impastato e modellato, sporcandosi con gioia e divertimento, per poi immergersi nella stanza tattile dai colori e dalle luci fluo.
Due realtà di eccellenza di cui i bambini possono quotidianamente fruire.
La futura regina porterà con sè il know-how italiano, arricchendo la sua Royal Foundation al fine di rendere globale l’approccio educativo considerato migliore al mondo.
Loris Malaguzzi, l’idea, la poesia “invece il cento c’è“.

Loris Malaguzzi (1920-1994) è stato un pedagogista di fama mondiale, fondatore del Reggio Emilia Approach, un metodo educativo innovativo che si basa sulla valorizzazioen della personalità, delle potenzialità, della creatività e delle relazioni del bambino.
Riteneva che il bambino non fosse una sorta di vaso vuoto da riempire o un soggetto passivo, ma un protagonista attivo del proprio apprendimento, competente, curioso e ricco di potenzialità.
Gli spazi sono fondamentali: i bambini si devono poter muovere in libertà e sicurezza in realtà luminose e accoglienti.
L’ambiente e i materiali a disposizione devono stimolare la relazione, l’interazione, l’autonomia e il piacere di scoprire insieme.
Poste le condizioni ambientali l’obiettivo è stimolare la relazione.
L’apprendimento non avviene in solitudine, ma attraverso l’interazione con gli altri bambini, con gli insegnanti e con l’ambiente.
Il ruolo dell’insegnante è quello del regista che ascolta, osserva, sostiene e indirizza i processi dei bambini.
Ultimo, ma non meno importante tassello del progetto educativo, è la necessità di documentare il lavoro dei bambini per rendere visibile il loro percorso di apprendimento, valorizzandolo e permettendo agli adulti di riflettere sulle pratiche educative.
Il manifesto del suo pensiero è la poesia “invece il cento c’è“, metafora del suo credo secondo cui i bambini possiedono innumerevoli modi e canali espressivi (parola, disegno, pittura, musica, scultura, teatro) per pensare, esplorare ed esprimere la loro visione del mondo, che la scuola ha il dovere di non impoverire.



