Anselm Kiefer è uno degli artisti più rilevanti e influenti della scena contemporanea.
La mostra”Le Alchimiste” si articola in 42 grandi telieri ed è ospitata sino al 27 settembre 2026 nella suggestiva Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale.
Le alchimiste protagoniste della mostra sono figure femminili a lungo rimosse dalla storia ma decisive per la nascita del pensiero scientifico moderno.
Kiefer, intorno alla figura di Caterina Sforza, alchimista e condottiera milanese, crea un pantheon di donne dimenticate ma essenziali per la storia del pensiero scientifico.
Tra queste Isabella Cortese, Maria la Giudea, Marie Meudrac, Rebecca Vaughan, Mary Anne Atwood, alchimiste con un ruolo cruciale nel processo di conoscenza e trasformazione.
L’artista ci guida lungo una riflessione poetica e filosofica sull’alchimia, il potere creativo delle donne e la possibilità di una rigenerazione spirituale e culturale.
Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale
La mostra è ambientata uno spazio unico di Milano: la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, realizzata su progetto di Giuseppe Piermarini (1774-1778).
Il 15 agosto 1943, durante l’attacco su Milano da parte dei bombardieri della RAF, uno spezzone incendiario cadde sul tetto della sala provocandone l’incendio.

Il fuoco distrusse la volta con un affresco di Francesco Hayez (L’apoteosi di Ferdinando I) e il ballatoio con i dipinti di Andrea Appiani.
Anche parte delle decorazioni in stucco e del pavimento furono danneggiate.
L’ambiente ha affascinato Kiefer per l’essere imperfetto, pervaso di un’atmosfera decadente tipica delle “rovine” e ornato di sculture lacerate e mai ricostruite.
La presenza di specchi ossidati dona allo spazio interessanti effetti di riflessione.
Struttura della mostra

I telieri creano e delimitano gli spazi della sala tra i quali lo spettatore si aggira.
Lo sguardo cade vicino sulle opere nonostante un certo sforzo visivo per poter vedere la parte alta dei dipinti alti quasi sei metri.
Kiefer concepisce le opere come un’unica grande installazione pittorica, nella quale intreccia alcuni dei nuclei fondanti della sua ricerca: mito, storia, memoria collettiva, identità, distruzione e rigenerazione.
È un pantheon femminile che, in un’operazione di recupero storico, restituisce visibilità a donne di sapere rimaste a lungo ai margini della narrazione ufficiale.
Le alchimiste furono figure dotate di grande rigore intellettuale e intuizione visionaria, capaci di resistenza e immaginazione, ma proprio per questo spesso marginalizzate, perseguitate o condannate dalla cultura dominante.
Ne Le Alchimiste la pittura assume una valenza dichiaratamente alchemica. Ogni tela è un processo di trasformazione, un atto di resurrezione da cui emergono volti, corpi, narrazioni e materie trasfigurate.
Il visitatore è guidato in uno spazio fortemente evocativo, quasi iniziatico, in cui l’esperienza visiva si carica di una dimensione emotiva e simbolica profonda.
Le alchimiste

Eroine o streghe? Angeli o demoni? Proto-scienziate o ciarlatane?
Le Alchimiste erano donne sapienti, dotate di una grande intelligenza intuitiva e di rigore, visionarie e resilienti, ma forse anche per questo marginalizzate, perseguitate e talvolta condannate dalla cultura dominante.
Ma veniamo alle protagoniste dei quarantadue teleri.
Kiefer si è concentrato sulle donne che nel corso dei secoli hanno studiato o praticato l’alchimia e che in tal modo hanno contribuito alla nascita della scienza moderna, per venire poi dimenticate dalla storia e riemergere di recente grazie a numerose ricerche.
Tra le protagoniste del ciclo emerge in modo centrale Caterina Sforza, figura profondamente legata a Milano, dove trascorse la giovinezza. Scienziata, condottiera e autrice di un prezioso manoscritto con oltre 450 ricette di medicamenti, cosmetici e formule alchemiche, Caterina incarna perfettamente la complessità di questo sapere.
Accanto a lei compaiono Isabella Cortese, autrice di uno dei più celebri libri di segreti del Rinascimento; Kleopatra, tra le rarissime donne riconosciute come autrici nella tradizione alchemica greca; Cristina di Svezia, raffinata mecenate e promotrice culturale; Margaret Cavendish, filosofa seicentesca che intrecciò metafisica, poesia e scienza; Mary Anne Atwood, interprete spirituale dell’alchimia nell’Ottocento inglese; Perenelle Flamel, collaboratrice e moglie di Nicolas Flamel; Marie Meurdrac, chimica autodidatta e pioniera della divulgazione scientifica; Anne Marie Ziegler, alchimista di corte condannata al rogo nel 1575; Sophie Brahe, figura di raccordo tra sapere cortigiano e pratica di laboratorio.
Pensiero di Kiefer
Kiefer intende il pensiero alchemico come un processo di passione, morte e rinascita, in cui la materia, come lo spirito, attraversa la distruzione per rigenerarsi.
In questa visione, l’artista riconosce una profonda affinità con il proprio metodo creativo, restituendo voce, corpo e autorità a un sapere femminile cancellato da secoli di damnatio memoriae.
Attraverso una pittura fortemente materica e simbolica, emergono figure femminili potenti e perturbanti, lontane da qualsiasi idealizzazione.
Le opere si configurano come autentici laboratori alchemici: piombo, zolfo, ossidi, oro, cenere e fiori sono sottoposti a processi di combustione e stratificazione, aggrediti dalla fiamma ossidrica e immersi in cromie plumbee, da cui affiorano progressivamente i volti e i corpi delle alchimiste.



